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venerdì 8 marzo 2013

20 RAVENNA PIETRA SU PIETRA

Consiglio la visione dell'album RAVENNA PIETRA SU PIETRA di Vilbres Rabboni , una spendida raccolta di fotografie di preziosi e poco noti particolari architettonici  di Ravenna. Complimenti a Vilbres!

clicca qui:

Laina Maria Koskela Sono bellissimi!

Vilbres Rabboni Grazie! E sono tutti anonimi! O quasi.

Liisa Malkamo Bellissimi, hai ricercato del gioco della luce e l'ombra e colori. con successo, complimenti.

Vilbres Rabboni In realtà sono scatti frettolosi e poco curati, tutto prodotto in 2 mezze giornate. Ma i complimenti di un artista mi lusingano sempre. Grazie!




mercoledì 6 marzo 2013

19 DOCUMENTI SULLO SVILUPPO DI RAVENNA NEL DOPOGUERRA

Negli anni del secondo dopoguerra Ravenna si trasforma profondamente grazie alla crescita tumultuosa del suo porto dal quale van scomparendo  le vele delle barche dei pescatori. Lo sviluppo del porto è trainato  dalla circostante zona industriale, fortemente caratterizzata da grandi stabilimenti chimici.  Il cambiamento è ben rappresentato dal contrasto fra l'acquerello del 1954 di Gino Bagnari ( di S. Circassia) che ritrae la banchina del porto a Marina e la foto dello stesso periodo e dello stesso luogo.



Lo sviluppo economico ne risente positivamente, la popolazione cresce ma si creano anche le contraddizioni  ambientali che permangono tuttora. 




Anche il paesaggio muta e l'alternarsi delle luci e dei fumi della zona industriale con le nebbie e i colori delle valli e delle pinete rifletterà da quegli anni in poi le contraddizioni della realtà economica ravennate, perennemente in bilico fra porto e turismo. 


Gli importanti investimenti legati alla crescita industriale consentono, a partire dalla metà degli anni '50, anche a molte piccole imprese  ravennati, in particolare cooperative, di crescere e trasformarsi affrontando le sfide tecnologiche che la complessità delle nuove fabbriche comportavano. Oltre alla CMC, sopravvissuta al fascismo, anche il Consorzio Ravennate, allora "ACER", che raggruppava numerose piccole cooperative iniziò ad affermarsi nel mercato delle costruzioni.



Una interessante testimonianza di quanto successe in quegli anni è la seguente intervista ad Amleto Casadio, allora Presidente del Consorzio Ravennate.


Le parole di  Casadio risultano ancora più interessanti se inquadrate nel clima di quegli anni ricostruito  dai quattro video, pubblicati da Gianluca Missiroli nel gruppo "Ravenna Centro Storico" che documentano le caratteristiche della città e i principali investimenti industriali negli anni '50-'60 e che segnaliamo di seguito.













Gianluca Missiroli    Selezione di video relativi a Ravenna tratti dagli archivi storici dell'Istituto Luce

LA SETTIMANA INCOM 00223 DEL 10/12/1948, ITINERARI A RAVENNA








LA SETTIMANA INCOM 01647 DEL 1/05/1958, ZOLI E MATTEI INAUGURANO IL NUOVO IMPIANTO CHIMICO

L'impianto chimico di Ravenna, che sfrutta l'energia ottenuta dal metano, produce sia gomma sintetica sia fertilizzanti per l'agricoltura. La produzione di questi ultimi dovrebbe raggiungere le 60000 tonnellate, di cui una metà destinate all'esportazione.




SETTIMANA INCOM 02280 DEL 18/10/1962, NUMERO DEDICATO ALL'ATTIVITA' DEL PORTO E ALLA RAFFINERIA SAROM



venerdì 22 febbraio 2013

15 LA BUTEGA AD GIORGIONI, IERI



Liscive e cartine per sigarette.

Ricordo benissimo da bambino un signore molto magro dai capelli bianchi e un grembiulone color militare che stava al bancone dove spiccavano delle millefoglie meravigliose allo zabaione di cui andavo pazzo... Anche la cassetta da toast, che in quegli anni cominciarono a spopolare nei primi bar affollati, ricordo che era di una qualità indiscutibile.. mozzarella e prosciutto cotto tostato con il pane di Giorgioni, era una leccornia imperdibile da gustare nella latteria del quartiere Smeraldo!


La famiglia Giorgioni Ricciotti nel lontano 1888 di ritorno dall'avventura Garibalidina avviò un’attività di “Drogheria e Coloniali”. Giuseppe Giorgioni, cominciò a dedicarsi al commercio di olio e vino. Ravenna contava allora poche migliaia di abitanti e quella decina di botteghe di alimentari esistente si disperdeva tra i borghi e in alcune strade nei pressi della chiesa di San Domenico, poco distante da dove poi si costruì il mercato coperto.Con chiaro riferimento alla memoria garibaldina, i figli di Giuseppe Giorgioni ebbero nomi Ricciotti e Menotti. Entrambi seguirono le orme del genitore e in breve divennero i maggiori commercianti di alimenti della città: «La premiata ditta dei Fratelli Giorgioni». Poi Menotti si diede a fabbricare sode e liscive in un capannone di via Lametta, nel borgo San Marna, poi ampliò l'attività con il commercio all'ingrosso di petrolio, legna, carbone ma anche droghe, liquori, carte da gioco e carte... per sigarette, attività rilevata da certo Francesco Missiroli. Il suo magazzino era nel Bastione, tra  via Lametta e la Porta San Mama. 
L'altro Giorgioni, Ricciotti, aprì nella centrale via Rattazzi - poi via IV Novembre - la bottega di alimentari che poi si renderà nota e premiata come "la butega ad Giorgioni" negli ampi locali dell'ex chiesa di San Michele, quasi di fronte al mercato coperto. 
I fratelli Giorgioni acquistarono l'ex chiesa a cui destinarono interamente tutta l'attività. Al piano terra c'erano i generi alimentari ed il forno, al piano superiore l'essiccatoio per la pasta e la torrefazione del caffè. Il forno, gestito da Mario e Giorgio, figli di Menotti, chiuse alla fine degli anni Ottanta. 
In qualche pubblicità dei primi anni del Novecento è scritto che i fratelli Giorgioni producevano pane di lusso viennese, ma anche francese e i biscotti da marinaio e le paste napoletane. I molti premi acquisiti ne faceva una rivendita di prim'ordine, alla quale si rivolgevano anche gli equipaggi per approvvigionare i piroscafi. 

Una figlia di Ricciotti,la Maria, sposò Giulio che per quarant'anni portò avanti la bottega, fino al 1976, quando nell'antico edificio si resero necessari grandi lavori di ristrutturazione.
A Ravenna, Giorgioni rimase per decenni sinonimo di alimentari, di 'forno" e, ancor prima, di 'liscive', un prodotto quest'ultimo di fresca invenzione che accantonò il vecchio sistema del bucato a cenere e diede impulso all'attività del primo Giorgioni.


Gianluca Missiroli stupendo il ricordo dell'odore che si respirava in quelle botteghe! 


Fabrizia Emme quelle botti piene di olive...e cosa aveva ? delle aringhe ??? a fianco a lui il forno che si chiamava uguale... Giorgioni... me lo ricordo benissimo... abitando li vicino... come la drogheria Bellenghi e Ranzato... 

Filippo Donati questo è Giorgioni !!!!! 

Fabrizia Emme si certo che questo è Giorgioni !! dicevo che me lo ricordo benissimo come anche la drogheria di via Diaz.. 

Fabrizia Emme Bat...va bene che sono rinco...ma ancora un po ci sono....ah ah ah.. 

Filippo Donati no no la mia era una esclamazione di sorpresa, il viso mi è noto ma non riuscivo ad inquadrarlo......quando hai tempo ho una roba per te. ...


domenica 10 febbraio 2013

12 RICORDATE IL RISTORANTE SCAI'? E CHILO?

  • SCAI'

    Gianluca Missiroli 
    Ricordo bene in piazza Baracca il Ristorante Scaì frequentato spesso con la famiglia a metà degli anni 70...trasformato poi in pizzeria dalle esigenze di mercato ha chiuso nel 1985.

    Un tavolo sempre disponibile per Enrico Mattei e una prenotazione a nome dello scià di Persia sono segnati nel curriculum vita di una antica trattoria nel borgo più popoloso di Ravenna al tempo intitolato al repubblicano Aurelio Saffi.
    Non lontano dalla Porta Adriana, poco prima di immettersi in via Maggiore nei primi 900 era già aperta l'osteria Scaì che di nome in realtà faceva Ansani. In faccia a porta Adriana si spalancava il Foro Boario dove ogni Sabato si teneva il mercato delle bestie, che attirava persone d'ogni ceto: agrari, sensali, fattori, commercianti, faccendieri e operai in cerca di lavoro. Vi erano anche quelli a chiamata giornaliera che abitualmente si ritrovavano vicino al ponte del Montone Abbandonato oppure davanti all'osteria dell'Ansani.
    Essendo il locale affacciato al mercato, l'osteria Scaì era bazzicata fin dal mattino presto, quando l’odore di pesce fritto si dileguava nella lunga piazza in fermento. Era il cibo che gli operai consumavano sui malmessi tavolini dell'osteria o era accartocciato per essere mangiato altrove, spesso era pesce azzurro neanche tanto fresco ma ricco di gusto e dava alternativa alle uova sode e a formaggio normalmente stantio che di solito sfamava la povera gente che lavorava. Anche a pranzo e a cena, si ripeteva lo stesso rito. 
    L'osteria era al piano terra di un bel edificio a due piani che una rara fotografia ci mostra, probabilmente una volta casamatta comunale o daziaria a presidio della Porta.
    Negli anni Venti Scaì, già trattoria, era ben conosciuta anche oltre il borgo e divenne presto sede di ritrovo per agiati commercianti, professionisti e convenzionali banchetti o pranzi solenni come matrimoni. Si andava specialmente per la rinomata qualità del bollito ma anche dei cibi in generale. L'immobile fu poi ristrutturato e ne derivò una signorile casa a due piani alti con belle vetrine sulle grandi sale. 
    Una fotografia usata per la cartolina pubblicitaria,ci mostra il moderno «Ristorante Scaì» col tipico tendone a strisce aperto nei mesi estivi che faceva ombra alla possibilità di mangiare anche all’aperto. Francesco Ansani, il vecchio Scaì, nei primi anni Sessanta lasciò per dedicarsi al nuovo e ben avviato ristorante Classensis, a Classe che la competenza di Giacomo Drudi e la moglie Francesca aveva reso apprezzabile in poco tempo, si scambiarono così il locale. 
    Giacomo Drudi seppe tener alta la bandiera del bollito' e rendere felici i vecchi clienti di Scaì, tra i quali v'era tutta la dirigenza dello stabilimento Anic appena realizzato fra cui il famoso Enrico Mattei, presidente dell'Eni. «Veniva in cucina a salutarmi. Era gentilissimo, un signore» ricordava la Francesca e portava alla mia tavola tutte le personalità che venivano a visitare lo stabilimento, fiore all'occhiello della petrolchimica. Fila di auto blu, ricordava la Francesca, con autisti col berretto e signori potenti si potevano vedere in piazza Baracca.
    Doveva venire anche lo scià di Persia, la prenotazione aveva fissato una data e avrebbe dovuto fermarsi a colazione, ospite di Mattei, poi quel giorno non venne.«Quante volte Enrico Mattei ha mangiato da noi! Col brodo del bollito si facevano i passatelli e a lui piacevano tanto... ma pure i cappelletti in brodo!!».I coniugi Drudi furono ben presto aiutati dal giovane figlio, fino al 1985.Quando questi decise di ritirarsi il ristorante aveva mantenuto lo stesso alone di prestigio che aveva quando il padre Giacomo lo rilevò nel 1964.

    CHILO

    Gianluca Missiroli 

    Nel borgo San Biagio, allora sobborgo Saffi era ben conosciuta l'osteria con uso di cucina di Guglielmo Valentini, detto Chilo di cui tutti "noi" abbiamo chiara memoria. Era in Via Maggiore dalla parte opposta del Gallo che ancora oggi invece lavora. In origine essa era l'ottocentesco stallatico detta la Gallina che Valentini acquistò nel 1929 trasformandolo in osteria. In realtà la prima osteria era in un edificio al lato opposto della strada, non distante dalla nota trattoria del Gallo, tutt'ora esistente.

    Sotto la gestione del figlio Mario i suoi locali divennero, per così dire, raffinati: legno color mogano alle pareti, banco massiccio con rifiniture in ottone, saletta per le cene intime e ottima cucina gustata non più da birocciai, sensali o operai, ma da avvocati, tecnici, turisti. Ai fornelli c'era la «Narda» con il merito di fare ottimi piatti, speciali si diceva, così buoni in nessun’altra trattoria li facevano. Si vantava di preparare tutti i giorni dalle 70 alle 100 «uova di tagliatelle ». Per non parlare dei passatelli che costituivano il segreto mai svelato della trattoria Chilo. Il figlio Mario era in sala e raccontava come Monica Vitti ed il regista Antonioni che a Ravenna in quei giorni 'giravano' Deserto rosso, frequentassero il locale. Anche Ugo Tognazzi spesso veniva a quella tavola per il pollo alla cacciatora che si diceva eccellente. 

    Per buoni vent'anni è proseguita l’attività di Chilo, poi, con la sua morte, il locale è stato ristrutturato per riaprire con più lussuosi ambienti e raffinata cucina.Ricordo anche di qualche mio amico che prima della chiusura ci ha lavorato.
    Oggi con il nome di La vecchia falegnameria il locale è gestito dalla figlia un poco più avanti nella zona in cui la via maggiore si trasforma in Faentina



















giovedì 7 febbraio 2013

10 QUANDO IL CINEMA ERA IN CENTRO

Gianluca Missiroli 



Alcuni dei cinema della "vecchia Ravenna" erano prima sede di attività teatrali divenute inesistenti,e divennero presto sale cinematografiche.
C’era la platea, e in alcuni un soppalco superiore che prevedeva, mi pare, una spesa minore. Sopra al palcoscenico era calato lo schermo bianco per le proiezioni dei film e ricordo bene come il rumore della pellicola che girava si poteva ben udire nelle sedie più vicine all’uscita. Alcuni comprendevano “il loggione” ed erano aperti al pubblico, per un costo inferiore alla platea. I palchi più in alto e laterali permettevano anche più riservatezza per quelli che andavano al cinema con premeditata intenzione di non vedere il film e fare “altro”. La porta dei bagni spesso non si chiudeva e ricordo in particolare un gran buco al posto della serratura dove qualcuno si appostava per vedere quando una ragazza andava al gabinetto.
Ricordo con piacere, prima della presenze delle multisale, che camminare per le strade del centro e dare un’occhiata alle bacheche che davano informazioni cinematografiche , con le locandine espose, era una piacevole occasione per frequentare le vie della città e poi gustarsi una cioccolata calda o altro, nei numerosi bar “della passeggiata”, comunque sempre movimentata di gente.


Alla fine degli anni ’80 iniziò l’inesorabile chiusura delle sale del centro città. Il cinema Marconi, gestito da Bacci, all’ incrocio tra via Diaz e vicolo degli Ariani, fu uno dei primi a chiudere i battenti...!
Il cinema alla fine degl’anni ’70 accolse numerose assemblee del movimento studentesco dove i ragazzi andavano il sabato mattina quando facevano “sboccia”, mi pare oggi via sia un negozio di ottica.



In via Paolo Costa la Sala Ravenna, ribattezzata cinema Embassy, mi lascia memoria di un arredo colore blu- bianco alquanto improbabile è stato trasformato in appartamenti. In piazza Baracca vi era il cinema Moderno che si vociferava divenisse un parcheggio a silos a mio avviso mai realizzato. In via Bassa del Pignataro, c’era l’Astra diventato cinema a luci rosse Alexander,con tendine di raso rosso e un pubblico molto particolare. Oggi è un esclusivo ristorante alla moda .

Impossibile non ricordare il cinema Patronato, in via D’Azeglio, sala molto economica, frequentata prevalentemente da ragazzini con pochi soldi.
Altre sale resistettero ancora qualche anno. Il Capitol all’incrocio tra via Salara e via Matteucci, dopo molti anni di incertezze, mi pare sia divenuta una banca … inevitabile ricordare anche una improbabile piscina che sopra al cinema faceva corsi di nuoto dove si poteva vedere il “Tommasini” dare lezioni di nuoto.

Ricordo benissimo il cinema Roma in via Nino Bixio che era aperto anche tutti i pomeriggi fra settimana e faceva proiezioni di 2° o 3°visione aveva un bar attrezzatissimo dove si spendevano molti più soldi del biglietto. Spesso dopo una puntatina al piccolo bowling sotto i portici in piazza dei Caduti, ci si andava con Paolo Zoli, Luca Gradassi,..Coniglio.. (soprannome..Benerecetti Giovanni)e altri che non ricordo, a passare spensierati pomeriggi.
Il Cinema Roma credo sia ancora attrezzata alla proiezione in occasione di bisogni della Curia e un tempo faceva anche proiezioni all’aperto nel grande cortile adiacente, mentre Il Corso in via di Roma attrezzata con una piccola ma moderna sala, è attualmente usata solo per conferenze e incontri. Il cinema Roma da tempo si dice che verrà probabilmente trasformato in archivio arcivescovile.

 Il cinema Jolly in via Renato Serra del 1990, situato alle porte del centro sopravvive nonostante la piccola e scomoda sala retrò mantiene un pubblico di affezionati grazie alla sua programmazione di qualità.

“Sala Italia”

la storica “Sala Italia” in via Cairoli realizzata nel 1908, quando il cinema era da poco alla portata di tutti è stata la prima.. a chiudere( dopo il cinema Roma e Fulgor dei salesiani per chi ne ha memoria..!) All’inaugurazione si chiamava “Sala Edison”, in ricordo degli ideatori della macchina da presa. Il cinema,di Umberto Maioli, dopo dieci anni di successo fu ampliato, e fu aggiunta la galleria a gradoni su disegno di Arrigo Mazzesi nel ’27 furono costruite le scalinate e la facciata di via Cairoli che raffigurò lo splendore del cinema ravennate per decenni. 
Nel ventennio fascista il nome fu adeguatamente sostituito nella più compiacente “Sala Italia”. Poi lentamente si spense lo splendore che aveva caratterizzato la sala a inizio secolo il cinema fu costretto alla proiezione di film di seconda visione, sino a decadere nel baratro delle proiezioni pornografiche. Inevitabile la chiusura dopo qualche anno di sofferenza. Ricordo piacevolmente l’odore delle vecchie sedie di legno dei cinema di allora i commenti della platea, le chiacchiere la piacevole sagra d’acquisti che si facevano nei forniti bar all’entrata ricordo anche le grida del venditore di gelati che ancora allora girava con il frigor a tracolla.

Il futuro della Sala Italia.
Lo storico cinema del centro dovrebbe essere trasformato in una grande libreria-biblioteca a più piani, della Mondadori con possibilità acquistare e consultare libri e consumare bevande al bar interno. Alla moderna libreria si accederà anche dalla piazzetta delle Antiche carceri. “


Diversi cinema, prima dell’inevitabile chiusura, erano passati a una programmazione a luci rosse. Seguirono la scia erotica la Sala Italia, l’Alexander ultimo il Mariani. La scelta del Mariani è stata più sensazionale però, perché non era una semplice sala, ma una multisala. Il Mariani, noto come “multisala del piacere”, regalò alla città alcune improbabili pellicole dai titoli eloquenti come “Una donna e la sua … calda bestia”. Ora passato sotto la gestione di Maurizio Bucci si ripropone con una gestione alternativa piena di sorprese.


Sergio Circassia Dimentichi il RICREATORIO ARCIVESCOVILE poi GUIDARELLO che dopo la Benedizione alla Cappella di S. Teresa, entravi con 20 lire nella zona riservata nelle prime 5 file di sedie. 
Sergio Circassia leggete il mio commento. 
Gianluca Missiroli Sergio ..nel testo parlo del cinema Fulgor...forse mi sbaglio nome, ma probabilmente volevo citare prorio quello...era in via d'Azeglio ..o forse dietro a cinema Roma?? 
Emanuela Casadio quello vicino al cinema Roma era credo il fulgor, mentre in via d'Azeglio il Cinena ricreatorio credo. 
Gianluca Missiroli penso anche io che me li confondo perchè mi pare di ricordare le entrate del tutto simili .una biglietteria di lato ..con un piccolo spazio davanti a corridoio..forse.. 
Sergio Circassia Dietro al cinema Roma, si entrava dal mitico 17 di Via Nino Bixio; ingresso dal cortile e biglietteria lungo il corridoio difronte ad una scala. il Fulgor era il nuovo nome del PATRONATO di via D'Azeglio. Il Fulgor, Guidarello, Corso , furono i nuovi nomi del Patronato,Ricreatorio,Salesiani quando la distribuzione dei film chiese di cambiar loro i nomi per renderli meno "clericali". 
Gianluca Missiroli grazie dell’ utile precisazione