mercoledì 13 marzo 2013

21 A PROPOSITO DI MERCATO COPERTO


Massimo Trebbi  mi è piaciuta molto la soluzione adottata a Bologna, dove al posto del mercato coperto esistente hanno realizzato questa libreria - ristorante- spaccio alimentare. Ci sono stato ieri ed è stato piacevole immergersi in una piacevole confusione, quella dei mercati, in cui libri, scaffali di buoni prodotti alimentari e tavoli di ristorante si mescolano in una apparente confusione. Se a Ravenna la formula adottata sarà la stessa credo che la città si troverà davanti a una piacevole sorpresa!
Giuliano Preda quando ho lavorato in Sicilia, una dozzina di anni fa, ho scoperto a Catania una piccola ma bellissima libreria che contemporaneamente era anche bar. Pensate alla meraviglia di poter andare di domenica sera, anche tardi, a prendere un caffè e cercarsi un libro da leggere! 
Italo Boccafogli L'esito è interessante. Serva come precisazione che il centro nasce al posto del vecchio Cinema Ambasciatori. Il mercato coperto, in disuso, è proprio lì dietro e credo sarà oggetto di un intervento paragonabile, libreria esclusa.   
Per Massimo e per chi, vivendo fuori Bologna, conosca poco il luogo. Questo era il cinema Ambasciatori, ora è libreria con uno spazio per incontri, presentazioni, discussioni. Ma è anche bar, luogo ove consumare pasti rapidissimi fatti di un solo piatto, pasticceria, vendita di vini e prodotti alimentari fichi (ambito Slow Food), ecc. L'interno è ben progettato, una volta tanto. La prima foto è ripresa al terzo piano e oltre il coperto incombe la cupola barocca di S. Maria della Vita (quella che ospita la magica Pietà di Niccolò Dell'Arca). La seconda foto è presa dall'entrata secondaria, su via Delle Pescherie Vecchie e si intuiscono, credo, i tre piani che il progetto ha ricavato. Ciao a tutti
Massimo Trebbi Grazie della precisazione, purtroppo la mia ormai lunga lontananza da Bologna si fà sentire! Comunque dal punto di vista del risultato finale e della ripetibilità del modello rispetto al nostro mercato credo che il risultato non cambi, sei d'accordo? 
Italo Boccafogli No non cambia. E il progetto di Bologna è valido. L'unica cosa che non capisco è quale sia la ragione di mercato che fa chiudere i mercati centrali delle città mentre, ovunque, il tewrritorio si sta riempiendo di "mercati della terra", "gruppi d'acquisto solidali", eccetera, eccetera. E poi su questa cosa avevo già annotato proprio qui, credo. Ciao. 
 Marta Fiorentini scoprire che il mercato coperto sparisce è stato un colpo, nn ho ben capito in che modo verrà trasformato, per quanto riguarda la libreria-ristorante-spaccio alimentare  purtroppo a Ravenna nn ha funzionato la libreria caffetteria, in altre città funziona con aggiunta di mostre, nn mi spiego il perchè ma a Ravenna no
















Massimo Trebbi Sull'onda della piacevole visita al mercato rinnovato di Bologna, ho cercato in internet immagini del progetto di Ravenna: eccolo. Positiva sorpresa ( per me ): gli articoli sull'argomento sottolineano la volontà di assumere il progetto di Bologna come modello di riferimento.

Italo Boccafogli Open Project?

venerdì 8 marzo 2013

20 RAVENNA PIETRA SU PIETRA

Consiglio la visione dell'album RAVENNA PIETRA SU PIETRA di Vilbres Rabboni , una spendida raccolta di fotografie di preziosi e poco noti particolari architettonici  di Ravenna. Complimenti a Vilbres!

clicca qui:

Laina Maria Koskela Sono bellissimi!

Vilbres Rabboni Grazie! E sono tutti anonimi! O quasi.

Liisa Malkamo Bellissimi, hai ricercato del gioco della luce e l'ombra e colori. con successo, complimenti.

Vilbres Rabboni In realtà sono scatti frettolosi e poco curati, tutto prodotto in 2 mezze giornate. Ma i complimenti di un artista mi lusingano sempre. Grazie!




mercoledì 6 marzo 2013

19 DOCUMENTI SULLO SVILUPPO DI RAVENNA NEL DOPOGUERRA

Negli anni del secondo dopoguerra Ravenna si trasforma profondamente grazie alla crescita tumultuosa del suo porto dal quale van scomparendo  le vele delle barche dei pescatori. Lo sviluppo del porto è trainato  dalla circostante zona industriale, fortemente caratterizzata da grandi stabilimenti chimici.  Il cambiamento è ben rappresentato dal contrasto fra l'acquerello del 1954 di Gino Bagnari ( di S. Circassia) che ritrae la banchina del porto a Marina e la foto dello stesso periodo e dello stesso luogo.



Lo sviluppo economico ne risente positivamente, la popolazione cresce ma si creano anche le contraddizioni  ambientali che permangono tuttora. 




Anche il paesaggio muta e l'alternarsi delle luci e dei fumi della zona industriale con le nebbie e i colori delle valli e delle pinete rifletterà da quegli anni in poi le contraddizioni della realtà economica ravennate, perennemente in bilico fra porto e turismo. 


Gli importanti investimenti legati alla crescita industriale consentono, a partire dalla metà degli anni '50, anche a molte piccole imprese  ravennati, in particolare cooperative, di crescere e trasformarsi affrontando le sfide tecnologiche che la complessità delle nuove fabbriche comportavano. Oltre alla CMC, sopravvissuta al fascismo, anche il Consorzio Ravennate, allora "ACER", che raggruppava numerose piccole cooperative iniziò ad affermarsi nel mercato delle costruzioni.



Una interessante testimonianza di quanto successe in quegli anni è la seguente intervista ad Amleto Casadio, allora Presidente del Consorzio Ravennate.


Le parole di  Casadio risultano ancora più interessanti se inquadrate nel clima di quegli anni ricostruito  dai quattro video, pubblicati da Gianluca Missiroli nel gruppo "Ravenna Centro Storico" che documentano le caratteristiche della città e i principali investimenti industriali negli anni '50-'60 e che segnaliamo di seguito.













Gianluca Missiroli    Selezione di video relativi a Ravenna tratti dagli archivi storici dell'Istituto Luce

LA SETTIMANA INCOM 00223 DEL 10/12/1948, ITINERARI A RAVENNA








LA SETTIMANA INCOM 01647 DEL 1/05/1958, ZOLI E MATTEI INAUGURANO IL NUOVO IMPIANTO CHIMICO

L'impianto chimico di Ravenna, che sfrutta l'energia ottenuta dal metano, produce sia gomma sintetica sia fertilizzanti per l'agricoltura. La produzione di questi ultimi dovrebbe raggiungere le 60000 tonnellate, di cui una metà destinate all'esportazione.




SETTIMANA INCOM 02280 DEL 18/10/1962, NUMERO DEDICATO ALL'ATTIVITA' DEL PORTO E ALLA RAFFINERIA SAROM



venerdì 1 marzo 2013

18 PARTECIPAZIONE DEI CITTADINI AL PROGETTO DARSENA, IL SIGARONE



Un tema significativo esaminato nel lavoro svolto dai cittadini che hanno partecipato al progetto “La darsena che vorrei”, riguarda il recupero del cosidetto "sigarone", un fabbricato industriale realizzato negli anni '50. Sono due i gruppi di lavoro che ne hanno affrontato le problematiche. Per meglio comprendere le proposte si riporta un articolo comparso sulla stampa alcuni mesi fa, che descrive il progetto di recupero in via di elaborazione.

21/09/2012 

RAVENNA - “Il Sigarone non è un edificio straordinariamente importante dal punto di vista puramente architettonico, Il suo valore sta nel fatto che è portatore della memoria della città; il Sigarone è l’emblema di un passato che ha caratterizzato una parte importante della storia di Ravenna, e come tale va recuperato. Riteniamo che tale memoria sia parte del patrimonio collettivo e, pertanto, che il recupero dell’edificio debba essere portatore di una consistente funzione collettiva, attrattiva e fruibile da tutti. Questo è il motivo che ha condotto il percorso progettuale verso la definizione di una serie di risposte ad alto contenuto sociale": è quanto si legge nella relazione di Nuovostudio che ieri all'Almagià ha presentato il progetto di recupero dell'ex magazzino Sir che si trova in Darsena.  

Il progetto vale dieci milioni di euro e prevede due piazze pubbliche, di cui una sopraelevata che sarà più grande di piazza del Popolo, dove poter organizzare anche iniziative culturali, e un’altra leggermente più piccola a ridosso di un centro commerciale. E poi parcheggi, negozi, un bar con terrazza panoramica, spazi per uffici e alcuni appartamenti. “Tutto questo - si legge - mantenendo come suggestiva scenografia i grandi archi parabolici che resteranno nel tempo a testimoniare la presenza in città dell’ex magazzino Sir di via Maramotti, nel cuore della Darsena di Ravenna". L’ipotesi di recupero del cosiddetto Sigarone è stata presentata ufficialmente dall’architetto Emilio Rambelli e dall’ingegnere Gianluca Bonini nel convegno promosso dalla società proprietaria della struttura, l’Immobiliare Platani, che ha deciso di restituire alla città l’ex magazzino prevedendo a fianco delle destinazioni d’uso in grado di garantire oltre al ritorno economico (necessario in quanto trattasi di investimento di un privato su un’area privata) anche ampi spazi pubblici.  

“Si tratta di un progetto in grado di garantire il rispetto del vincolo della Soprintendenza – commenta il presidente dell’Immobiliare Platani, Daniele Baldini – e allo stesso tempo di far beneficiare alla città di un nuovo spazio pubblico, perfettamente inserito con quanto già costruito nell’area o in fase di costruzione". In sintesi ci si muove a partire dal recupero della struttura esistente – e più in particolare della grande ossatura in cemento armato che viene mantenuta e consolidata, mentre la copertura verrà demolita – quale simulacro della memoria storica del passato. In questa fase di progettazione preliminare è stata immaginata una rete in metallo a maglia larga che, disposta sopra gli archi, riproporrà l’immagine spaziale dell’ex magazzino, senza per questo impegnare staticamente la struttura, ma consentendo agli elementi atmosferici di attraversarla, creando nei mesi estivi una piacevole ombreggiatura. 

In breve, il progetto di recupero – spiegano da Nuovostudio – sfrutta il dislivello di circa 1,5 metri dalla strada di comparto, per realizzare un piano seminterrato di servizio dove ospitare la necessità di auto private. Sopra tale piastra, che diverrà una naturale piazza privata di uso pubblico, verrà collocata la destinazione commerciale, la cui copertura diverrà a sua volta un secondo spazio privato di uso pubblico, una nuova piazza quindi, di 3.200 metri quadrati, dove collocare anche una sala polivalente per eventi culturali e non solo. Su questa secondo piano è stato pensato anche un edificio, un elemento regolare rettangolare compatto di sei piani, dove condensare la maggior parte di superficie utile potenziale derivata dal lotto, in modo tale da poter “svuotare” così la parte interna del Sigarone, che rappresenta la spazialità più interessante dell’edifico esistente, e che cosi verrà mantenuta quasi inalterata. 

Le destinazioni d’uso della “stecca” in elevazione si ipotizzano miste: al primo livello saranno pubblici esercizi, al secondo spazio benessere, al secondo e terzo direzionale, mentre gli ultimi piani saranno destinati a residenze di qualità. Gli ingegneri si sono posti l’obiettivo della sostenibilità ambientale, richiamato anche nel logo “Sigar One” (con il “one” color verde “natura”) e che verrà perseguito attraverso l’utilizzo per il recupero di materiali naturali, ecostenibili, non nocivi e riciclabili: all’interno dell’ex magazzino è poi prevista una area verde nel margine nord che si raccorderà al parco della torre sul canale di Cino Zucchi.


Proposta n. 10: IL BELLO, LA MEMORIA, L’IDENTITÀ, IL FUTURO.

Oggetto:
Louis Kahn: “Architettura=fare spazi pensati”. Noi diciamo anche “spazi “pensanti””! Alla base di tutto c’è un’idea del bello e della città come luogo vivibile, accogliente ed integrato col resto della città. Noi collaboriamo per la stesura del POC: per rendere operative queste idee il Comune deve pensare ad una progettazione unitaria, concertata coi privati e che tenga conto in modo giusto dei loro diritti, ma a questa sovraordinata, attraverso un disegno urbano organico, inclusivo, flessibile e realizzabile nel tempo. Prima delle funzioni da assegnare ci sono gli “spazi”, che intendiamo come
“spazi liberi” e “spazi già edificati”
 
Quali proposte:
1) proposta: Censire questi “spazi” e stabilire il loro valore potenziale. Negli “spazi già edificati” l’archeologia industriale ha valore dominante, sia perché rappresenta la memoria e l’identità urbana del quartiere, sia perché si tratta spesso di edifici con una loro insospettabile ed intrinseca bellezza ed una potenzialità di utilizzo molto flessibile. Il censimento deve anche prevedere quali bonifiche effettuare per le aree inquinate.
 
2) proposta, articolata su tre livelli.
primo livello, più “immediato”: banchine fruibili, arredo urbano. 
secondo livello: un polo universitario, scientifico e tecnologico, per lo studio di nuovi materiali e di nuove tecnologie, orientate soprattutto verso i settori dell’ingegneria edile, meccanica, civile, nautica e chimica/un polo dedicato alla cultura, spazi di aggregazione, teatri, musei (ad esempio Museo della Scienza e dalla Tecnica), spazi per l’accoglienza turistica che mancano a Ravenna. Una darsena vivibile a tutte le ore e a tutte le stagioni, ad esempio la sera d’estate e d’inverno di giorno, con fiere e mostre. Non un’alternativa al centro Storico, ma un complemento.
Tutti questi poli possono essere integrati tra loro e devono essere localizzati scegliendo per primi gli edifici di archeologia industriale quali ad esempio il ‘Sigarone” e il Consorzio Agrario.
 
terzo livello: ricucitura della Darsena e del Parco Teodorico con le pinete del Parco del Delta (S. Vitale e Classe) sia a livello di “bosco urbano” che con infrastrutture di mobilità alternativa e sostenibile)



  • L’idea conclusiva è: “costruire il meno possibile, recuperare l’esistente ma, soprattutto “costruire” bene. Non “consumiamo” gli spazi ma viviamoli. 
  •  
    Hanno partecipatoAngelo Biolcati, Giorgio Benelli, Gioia Gattamorta, Paola Bianchi, Paolo Focaccia, Giorgio Turchetti, Guerrino Gatta, Maurizio Montanari, Monica Marcucci, Valerio Calistri, Pietro Barberini, Francesca Santarella, Fabio Fratini, Sara Cuccu, Maurizio Bertozzi, Davide Morigi

    Proposta n. 17: VALORIZZARE IL PATRIMONIO CULTURALE E GIOVANILE DEL QUARTIERE PER TUTTA LA CITTÀ
    Oggetto:
    1) Spazio per giovani/e chiuso per ritrovo diurno e serale con consumi low cost con entrata gratuita o con tesseramento simbolico;
    2) Individuazione spazi per laboratori permanenti foto/pittura/mosaico/arte itinerante con la possibilità di lasciare le opere in apposite gallerie;
    3) Individuazione forme di gestione/finanziamento quali foresteria e mensa multietnica;
    4) Creare punto di aggregazione per le diverse culture per ospitare artisti per tenere corsi ad
    adolescenti e giovani;
    5) Spazio per commercio alternativo a filiera corta/etico/solidale;
     
    Quali proposte:
    Si potrebbe indicare il “Sigarone” come spazio in grado di racchiudere tutte le proposte potendo contenere la foresteria e la mensa e potrebbero portare un introito significativo.
    Sarebbe il luogo ideale di aggregazione multietnica e la foresteria potrebbe ospitare artisti/e chiamati/e a condurre laboratori per giovani/e lasciando poi lo spazio per l’esposizione delle opere e la possibile vendita.
    Cercare una formazione/scambio fra i diversi/e artisti/e per integrare le loro specializzazione ed ottenere nuove forme di arte.
    Naturalmente deve essere presente uno spazio ludico dove per i giovani/e e possibile ritrovarsi e condividere tempo anche slegato da qualsiasi forma di partecipazione alle altre attività, disincentivando il bere come unica forma di divertimento.
     
    Hanno partecipato:
    Laura Fedriga, Simona Ciobanu, Marisa Evangelisti, Giovanna Bezzi, Giovanni Tramonti, Nazzareno Filippini, Eleonora Ricci, Maurizio La Rosa



    ARTICOLO ESTRATTO DA "RAVENNA NOTIZIE"

    mercoledì 27 febbraio 2013

    17 PARTECIPAZIONE DEI CITTADINI AL PROGETTO DARSENA: LA STAZIONE


    Si riporta la proposta relativa alla modifica della stazione ferroviaria, una delle ventidue riportate come sintesi del lavoro svolto dai cittadini che hanno partecipato al progetto “La darsena che vorrei”, un progetto basato sulla partecipazione dei cittadini alle scelte. 
    La proposta  prevede tre ipotesi,  minima, media e mega. La proposta non è corredata da una analisi approfondita delle numerose e complesse problematiche che, realisticamente, rendono difficilmente praticabili le ipotesi più impegnative. Si pensi soltanto alla difficoltà, se non alla impossibilità, di modifica, sopraelevazione o abbassamento dei binari per ragioni tecniche ed economiche. Pertanto appare realistico concentrare l'attenzione sulla più semplice ipotesi di migliorare il collegamento pedonale, o eventualmente ciclabile, attraverso il sottopassaggio esistente fra centro città e darsena, e attrezzare meglio i due fronti della stazione. 
    E' comunque interessante inquadrare queste ipotesi all'interno delle indicazioni del comune, sintetizzate nelle dichiarazioni del sindaco riportate.
    http://www.romagnagazzette.com/2012/07/17/ravenna-senza-acqua-non-ce-darsena-canale-candiano-e-darsena-non-saranno-tombati/


    Proposta n° 8: LA STAZIONE FERROVIARIA: UN PROBLEMA O UNA RISORSA 
    Oggetto:


    1. valore aggiunto della intermodalità logistica (trasporti su acqua, ferro, gomma)
    2. sopraelevazione binari
    3. ponte pedonale e ciclabile
    4. salvaguardia della visione a cannocchiale Darsena-Città e viceversa
    5. traghetto-navetta tra le due rive
    6. tunnel sotto il canale tra le due rive
    7. eliminazione del traffico merci di passaggio
    Quali proposte:
    1.      proposta minima:

    Realizzare un secondo fronte della stazione FF.SS rivolto alla Darsena con i relativi servizi.

    Spostamento di alcune fermate bus da piazza Farini al nuovo fronte Stazione-Darsena.

    Prolungamento fino alla Darsena dell’attuale sottopassaggio binari.

    Realizzazione di un traghetto-navetta tra le due rive, nel punto più stretto (altezza CMC)

    2.      Proposta media:
    Realizzazione di un ponte pedonale a gradinata con ascensori per disabili e bici, con struttureleggere, a basso impatto visivo, con “effetto terrazza“ e vista panoramica (eventuali panchine echiostri).
    In alternativa: ponte pedonale e ciclabile con analoghe strutture leggere

    3.      Proposta mega: (per consentire una complessiva libera circolazione ciclo-pedonale tra Centro Storico e zona Darsena rimuovendo la barriera della Stazione FF.SS.)
    Diversione del traffico merci di transito sulla tratta Rimini-Faenza
    Riutilizzo di due dei binari esistenti ponendoli allo stesso livello del manto stradale, a raso, per l’installazione di un servizio T.R.C. (Trasporto Rapido Costiero) sulla tratta Rimini-Ravenna erelativa rimozione di binari in eccesso
    Utilizzo della attuale Stazione FF.SS.per il servizio T.R.C.
    Realizzazione di una piccola stazione ferroviaria per la gestione dello scambio treno/tram in zona Nord (a fianco del Parco Teodorico) 

    Ha proposto il titolo

    Loretta Merenda 

    Hanno partecipato

    Maria Grazia Gulminelli, Nevio Chiarini, Nicola Caramia, Bamba Seck, Giampaolo Franceschini, Enzo Morgagni, Giuseppe Dido

    sabato 23 febbraio 2013

    16 LA BUTEGA AD GIORGIONI, OGGI


    La Butega ad Giorgioni in città dal 1888 

    Maurizio Giorgioni: “L’olfatto è uno dei cinque sensi e con i profumi dei nostri prodotti si vuole stimolare proprio questo importante recettore. Il mix dei profumi delle erbe con le spezie crea infatti un odore unico e particolarissimo che attira il passante anche da lontano” 

    di Paolo Giulianini 

    Ravenna è una città stupenda, racchiude in sé bellezze artistiche ed architettoniche oltre che naturali che né il tempo né l’opera dell’uomo sono ancora riusciti a consumare; ma Ravenna ha anche una storia di piccoli e grandi imprenditori che nel tempo hanno costituito un punto di riferimento per i ravennati di ieri e di oggi. 
    Descrivere come sono nate, cresciute ed evolute le botteghe storiche di Ravenna può completare la conoscenza della storia cittadina. 
    Una di queste è quella condotta dalla famiglia Giorgioni Ricciotti che nel lontano 1888 avviò un’attività di “Drogheria e Coloniali”. 
    I clienti, afferma Maurizio Giorgioni titolare dell’omonima bottega nonché presidente del sindacato erboristi di Confcommercio Ravenna, entrano in “bottega” e sono accolti dall’aroma di spezie e aromi che, con le loro fragranze, saturano l’aria e questa miscela di odori e sapori è molto apprezzata. A Ricciotti, fondatore dell’attività, successe nella gestione il figlio Giulio, che continuò l’attività del padre e abilmente la sviluppò fino ad un epoca più recente. 
    Giulio, pur mantenendo la tradizionale offerta del locale apportò profonde trasformazioni che contraddistinsero il dinamismo col quale amava condurre il proprio lavoro. In quegli anni di gestione maturò la convinzione che solo il naturale, abbinato ad una sempre maggiore professionalità in campo erboristico, potesse risultare la scelta vincente per il proseguo dell’attività. 

    Venendo ai giorni nostri, il locale si è ora trasformato nella conosciutissima Butega, meta anche di molti turisti che ogni anno la frequentano e proprio a loro, principalmente, è dedicato il sito di e-commerce con cui si mantiene vivo il collegamento alla città che hanno visitato. 
    Ora, nella gestione, a Maurizio si è affiancato il figlio Luigi sul quale sono riposte le speranze future sul proseguimento dell’attività. 

    Sig, Giorgioni può raccontarci brevemente quelle che sono state le trasformazioni che nel tempo hanno interessato la sua attività? 
    “Inizialmente l’attività era improntata al commercio di coloniali (the, caffè e zucchero) prodotti di drogheria, alimentari e pasta fresca con la quale rifornivamo anche le mense delle prime fabbriche del polo chimico ravennate. La trasformazione epocale del nostro negozio però avvenne quando mio padre Giulio, nel rapporto quotidiano con i clienti, intuì il bisogno crescente che loro avevano di poter consumare prodotti naturali e non trasformati a livello industriale. Iniziammo a proporre il miele artigianale delle nostre pinete e, da allora, iniziammo a percorrere una strada che ci ha portato all’attuale gestione. Questo avvicinarsi ai prodotti naturali mi convinse a tal punto che decisi di lasciare il lavoro sicuro che avevo in una banca ravennate per buttarmi anima e corpo in questa bellissima avventura”. 
    Come è cambiato il modo di rapportarsi con la clientela tra la sua gestione e quella di suo padre Giulio? 
    “La trasformazione della città negli anni ‘60 e ‘70, l’avvento della grande distribuzione, la pedonalizzazione del centro storico hanno fatto sì che una serie di prodotti che offrivamo fossero sempre più acquistati solo presso i primi supermercati. Si pensi alla pasta fresca, ai sottoli ad alcuni prodotti coloniali che, presentati anche in un packaging accattivante almeno per quel tempo e supportati da grandi campagne pubblicitarie, stimolavano l’acquisto dei clienti. A quel punto visto anche il buon rapporto con la clientela che ci incoraggiava a farlo, abbiamo concentrato i nostri sforzi sull’offerta di prodotti naturali e salutistici. Il passo successivo è stato proprio quello di specializzarsi sull’erboristeria e su tutta la gamma di prodotti naturali, non dimenticando il nostro primo amore e cioè le spezie”. 
    Ha qualche aneddoto da raccontarci sull’attività e su come siano state fatte scelte cruciali per lo sviluppo futuro? 
    “Sì, nel 1979 un apicoltore venne in bottega da mio padre e avendo avuto una produzione molto abbondante, gli offrì il suo miele in conto vendita. 
    L’esperimento fu un grande successo e da allora non abbiamo più smesso di commercializzare tali prodotti: iniziammo a capire come si poteva evolvere l’attività. Allora le erbe officinali venivano acquistate da un grossista di Bagnacavallo, il sig. Minardi. Mio padre notò che il titolare dell’ingrosso, durante gli acquisti, non gli rivolgeva mai la parola e se lo faceva era sempre molto scortese. Così, incuriosito, gli chiese come mai assumesse tale atteggiamento nei suoi confronti e la risposta del sig. Minardi fu testualmente: “In pochi mesi lei ha venduto più erbe di tutti i miei clienti e non è neppure un erborista”. Dragoni rispose: “E’ vero, io sono un commerciante, ma mio figlio diventerà un erborista” e così in effetti avvenne”. 
    Come ha influito il boom economico del dopoguerra, quando il cosiddetto miracolo italiano toccò anche la città di Ravenna? 
    “Per noi il boom di quegli anni è stato rappresentato dai turisti che si recavano prima in città e poi al mare. Facevano acquisti di prodotti alimentari che poi consumavano sulle spiagge. In quegli anni avevamo un banco con oltre cinquanta diversi tipi di sottaceti e delle botti dalle quali si potevano acquistare olive di primissima qualità. Era un’offerta unica per la città”. 

    Quali sensi e quali gusti si vogliono stimolare nella clientela che si reca in bottega? 
    “L’olfatto è uno dei cinque sensi e con i profumi dei nostri prodotti si vuole stimolare proprio questo importante recettore. Il mix dei profumi delle erbe con le spezie crea infatti un odore unico e particolarissimo che attira il passante anche da lontano”. 
    Un cliente che entra in un esercizio come il suo può vedere anche strumenti ed attrezzature del passato? 
    “Abbiamo strumenti e foto sia del negozio che della città risalenti a diversi anni fa. Ad esempio nel laboratorio abbiamo un paiolo gigantesco dove venivano prodotti gli infusi d’erbe, all’ingresso del negozio si possono vedere i vasi usati alla fine dell’ottocento per contenere le erbe. Poi ve ne sono di epoca più recente. Inoltre, ci sono i riconoscimenti che nel tempo hanno premiato la nostra attività e tra questi, voglio ricordare le medaglie d’oro al lavoro che sono state consegnate prima a mio nonno e poi a mio padre”. 
    Ora parliamo più in generale della sua professione e con questo vogliamo rappresentare anche i suoi colleghi; sappiamo che svolgete aggiornamenti continui con professionisti del settore e stimati medici. Ci spieghi come si forma un bravo erborista e quali studi deve affrontare per esercitare tale attività. 

    “Per diventare erborista si deve seguire un corso di Studi (la cosiddetta Laurea Breve) organizzato da una Università al cui interno vi sia la Facoltà di Farmacia; poi è a discrezione del discente perfezionarsi con stage presso laboratori, industrie o esercizi commerciali, a seconda del tipo di professione che vorrà svolgere (ad esempio tecnici di laboratorio). La cosa basilare, secondo me, deve essere sempre l’aggiornamento che deve avvenire anche attraverso corsi collettivi organizzati dalle nostre strutture di riferimento: Confcommercio Ravenna ed IscomEr. Attraverso queste strutture si possono contattare i migliori professionisti, stimati medici omeopati e naturopati; ad esempio, recentemente si è concluso un corso di aggiornamento organizzato dall’associazione tenuto da due medici di provata esperienza nel campo della medicina naturale, il dott. Marco Brancaleoni (medico chirurgo) e il dott. Giuseppe Leardini (medico chirurgo, esperto in omeopatia fitoterapia e agopuntura). 

    E’ proprio dal contatto diretto con questi docenti che si cresce anche culturalmente, ci si confronta con i colleghi e contestualmente si apprendono nozioni che ci fanno meglio capire il funzionamento dei prodotti nel corpo umano. L’erborista moderno deve avere profonde radici nella grande tradizione erboristica italiana; per questo abbisogna di studi scientifici che avvalorino l’efficacia dei prodotti con la particolare attenzione di non ledere mai la salute del cliente, bensì di aiutare il riequilibrio dell’intero organismo. Possiamo quindi dire con convinzione che il cliente che si avvicina ad un erborista non trova solo un commerciante, ma un consulente disponibile a consigliarlo e ad indirizzarlo su alimenti e prodotti più confacenti alle sue esigenze”. 
    Ai suoi clienti quali rimedi proporrebbe in preparazione dell’estate? 
    “Innanzitutto consiglio di fare una disintossicazione dell’organismo dopo il periodo invernale e per questo ci sono diversi prodotti. Consiglio anche di riequilibrare l’intestino ed infine di attuare un riequilibrio dei sali e delle vitamine che in particolare in estate fanno bene alla pelle. E’ importante depurare e rafforzare l’organismo perché fegato ed intestino sono i nodi cruciali per la nostra salute. L’integrazione minerale e vitaminica aiuta a sopportare meglio gli sbalzi termici oltre a favorire una bellissima abbronzatura e a prevenire l’invecchiamento della pelle. 

    Ma soprattutto consiglio loro di rivolgersi con fiducia agli erboristi che investono nella propria formazione organizzata da strutture serie e professionalmente preparate”.

    venerdì 22 febbraio 2013

    15 LA BUTEGA AD GIORGIONI, IERI



    Liscive e cartine per sigarette.

    Ricordo benissimo da bambino un signore molto magro dai capelli bianchi e un grembiulone color militare che stava al bancone dove spiccavano delle millefoglie meravigliose allo zabaione di cui andavo pazzo... Anche la cassetta da toast, che in quegli anni cominciarono a spopolare nei primi bar affollati, ricordo che era di una qualità indiscutibile.. mozzarella e prosciutto cotto tostato con il pane di Giorgioni, era una leccornia imperdibile da gustare nella latteria del quartiere Smeraldo!


    La famiglia Giorgioni Ricciotti nel lontano 1888 di ritorno dall'avventura Garibalidina avviò un’attività di “Drogheria e Coloniali”. Giuseppe Giorgioni, cominciò a dedicarsi al commercio di olio e vino. Ravenna contava allora poche migliaia di abitanti e quella decina di botteghe di alimentari esistente si disperdeva tra i borghi e in alcune strade nei pressi della chiesa di San Domenico, poco distante da dove poi si costruì il mercato coperto.Con chiaro riferimento alla memoria garibaldina, i figli di Giuseppe Giorgioni ebbero nomi Ricciotti e Menotti. Entrambi seguirono le orme del genitore e in breve divennero i maggiori commercianti di alimenti della città: «La premiata ditta dei Fratelli Giorgioni». Poi Menotti si diede a fabbricare sode e liscive in un capannone di via Lametta, nel borgo San Marna, poi ampliò l'attività con il commercio all'ingrosso di petrolio, legna, carbone ma anche droghe, liquori, carte da gioco e carte... per sigarette, attività rilevata da certo Francesco Missiroli. Il suo magazzino era nel Bastione, tra  via Lametta e la Porta San Mama. 
    L'altro Giorgioni, Ricciotti, aprì nella centrale via Rattazzi - poi via IV Novembre - la bottega di alimentari che poi si renderà nota e premiata come "la butega ad Giorgioni" negli ampi locali dell'ex chiesa di San Michele, quasi di fronte al mercato coperto. 
    I fratelli Giorgioni acquistarono l'ex chiesa a cui destinarono interamente tutta l'attività. Al piano terra c'erano i generi alimentari ed il forno, al piano superiore l'essiccatoio per la pasta e la torrefazione del caffè. Il forno, gestito da Mario e Giorgio, figli di Menotti, chiuse alla fine degli anni Ottanta. 
    In qualche pubblicità dei primi anni del Novecento è scritto che i fratelli Giorgioni producevano pane di lusso viennese, ma anche francese e i biscotti da marinaio e le paste napoletane. I molti premi acquisiti ne faceva una rivendita di prim'ordine, alla quale si rivolgevano anche gli equipaggi per approvvigionare i piroscafi. 

    Una figlia di Ricciotti,la Maria, sposò Giulio che per quarant'anni portò avanti la bottega, fino al 1976, quando nell'antico edificio si resero necessari grandi lavori di ristrutturazione.
    A Ravenna, Giorgioni rimase per decenni sinonimo di alimentari, di 'forno" e, ancor prima, di 'liscive', un prodotto quest'ultimo di fresca invenzione che accantonò il vecchio sistema del bucato a cenere e diede impulso all'attività del primo Giorgioni.


    Gianluca Missiroli stupendo il ricordo dell'odore che si respirava in quelle botteghe! 


    Fabrizia Emme quelle botti piene di olive...e cosa aveva ? delle aringhe ??? a fianco a lui il forno che si chiamava uguale... Giorgioni... me lo ricordo benissimo... abitando li vicino... come la drogheria Bellenghi e Ranzato... 

    Filippo Donati questo è Giorgioni !!!!! 

    Fabrizia Emme si certo che questo è Giorgioni !! dicevo che me lo ricordo benissimo come anche la drogheria di via Diaz.. 

    Fabrizia Emme Bat...va bene che sono rinco...ma ancora un po ci sono....ah ah ah.. 

    Filippo Donati no no la mia era una esclamazione di sorpresa, il viso mi è noto ma non riuscivo ad inquadrarlo......quando hai tempo ho una roba per te. ...